Le Recensioni

Le immagini di velluto di Lia Cavanna

Più che una notazione critica è questa una testimonianza sincera di un incontro non programmato, comunque avvincente, con una pittura che piace: quella di Lia Cavanna. La morbidezza del pastello, tecnica che è congeniale all'animo suo e al suo temperamento incline alla dolcezza persuasiva, ripropone ogni volta immagini di velluto nelle quali si riversano suggestioni e sentimenli provocati da luoghi attentamente osservati o da persone indagate nel profondo fino a carpirne le ragioni degli atteggiamenti; ben sapendo quanto influiscano gli atteggiamenti sull'espressione. E poi avverti, se ne hai l'occasione, in quel suo sguardo amico e disarmato che si posa alternatamente sull'interlocutore e sulle opere di cui l'artista vuol mostrare senza ombra di orgoglio la pulizia del linguaggio, avverti-dicevo-una forza di persuasione superiore a quella delle parole. E ti accorgi dell'esistenza di un sentimento che è difficile recepire nell'immediato e che intercorre certamente fra la pittrice e l'opera; una relazione assai profonda che forse è qualcosa di più dell'amore materno; un sentimento che, penso, solo chi è abituato a leggere senza presunzione le situazioni provocate dall'arte che ne è protagonista può afferrare nella pienezza dei suoi valori. Mi capitò di imbattermi nei pastelli di Lia Cavanna mentre visitavo in gran fretta un complesso fieristico fiorentino e mi accorsi che nonostante l'urgenza di andare oltre, mi ero soffermato con singolare interesse davanti a quei quadri, a quelle espressioni sintetiche e vive; forse per tentare di capire qualche cosa che mi incuriosiva, sfuggendomi tuttavia. E tanto non capii che fui costretto dopo un po' di tempo a ritornare sui miei passi per rileggere più attentamente quel che non mi era riuscito di interpretare. Ebbi così l'occasione fortunata di incontrarmi con la pittrice e di cogliere nei suoi pastelli la certezza-che qui tanto in breve e malamente traduco-di aver osservato un uso fra i più corretti di quella tecnica ancora capace di provocare suggestioni; di stimolare l'immaginario in un epoca in cui la fantasia è inquinata da tanta perversione.

T. Paloscia

Ultimo naturalismo

L’arte di Lia Cavanna, attraverso soprattutto una personalissima tecnica mista basata sul pastello su tela preparata, si è nel tempo legata con sempre crescente autorevolezza e maturità espressiva a quella particolare, ombrosa, lirica interpretazione dell’ “ultimo naturalismo” padano amato da Francesco Arcangeli che caratterizza anche i paesaggi rarefatti, ovattati dell'amico e guida Giuseppe Ajmone con il quale ha in comune, una sorta di viaggio tra i fantasmi poetici dell'umida e umorosa terra irrigua fra Piemonte e Lombardia; una sorta, anche, di memoria padana dell'ultimo Monet. Personale evocazione poetica di Lia, morbida e autunnale, e poi quella dei fiori e dei frutti di quella terra, in “Nature morte” in cui una sorta di trasmutazione alchemica riesce a stemperare in sogno azzurro o bruno l'asciuttezza originaria del pastello e dell'acquarello.

M. Rosci

Seguendo Giacometti

Nell'arte di Lia Cavanna il disegno è equilibrato, il chiaroscuro vibrante di sentimento, il cromatismo raffinato e delicato: qualità che possono fare la fortuna di un artista che fosse meno schiva e autocritica verso le sue opere. Ci dice, infatti, con Giacometti: "Non costruisco se non distruggendo, non avanzo se non voltando le spalle alla meta". Perchè Lia Cavanna è un artista vera, nell'animo prima ancora che nella mano.

G. Quaglino